Il futuro delle strategie energetiche nazionali, ed europee, passa dallo storage. Come emerso in una delle sessioni di ZeroEmissions 2022, evento tenutosi a Fiera di Roma lo scorso ottobre, gli attuali obiettivi fissati dall’Unione Europea impongono di ripensare anche il ruolo degli accumuli.
Il perché è presto detto. Il piano RepowerEU prevede una quota dell’84% delle fonti rinnovabili sul totale dei consumi pari a circa 85 GW di produzione aggiuntiva. Il problema è che, come noto, le principali fonti rinnovabili (eolico e solare) non sono programmabili.
E per mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta di energia servono, appunto gli accumuli. La domanda è, casomai, quanti ne serviranno. Un’analisi di scenario di RSE ipotizza un range tra i 51 e i 96 GW/h, in base all’effettivo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese.
C’è una bella differenza, infatti, tra raggiungere gli obiettivi di produzione con tanti piccoli impianti sui tetti e farlo con meno impianti utility scale.
Il Piano per lo storage
La definizione di un Piano per aumentare la capacità di storage in Italia spetta, come da decreto 210/2021, a Terna, che ha inviato al MITE una proposta (non ancora pubblica al 13 ottobre). Sappiamo che, da norma, Terna dovrà indicare delle aste per separare la proprietà fisica dell’asset accumulo dal suo uso sul mercato.
Come spiegato da Luca Marchisio, Head of System Strategy di Terna, durante l’evento, le aste per gli accumuli seguiranno, anno dopo anno, l’effettivo sviluppo geografico delle rinnovabili nel nostro Paese.
Autorizzazioni più snelle
E, intanto, si lavora sul fronte delle autorizzazioni e del mercato. Lo scenario in questo caso è stato disegnato da Elettricità Futura, che è partita proprio dal nodo dei lunghi tempi per il via libera ai progetti legati alle rinnovabili. Si attende la chiusura della riforma sulle Aree Idonee, che dovrebbe attivare una fast track per gli impianti e per gli accumuli.
Proseguono poi i primi progetti pilota per lo storage di nuova generazione e la sua integrazione con i servizi di dispacciamento. La Delibera 300 di Arera vede 5 progetti pilota partecipare al mercato, ad esempio.
Ma la verità è che il sistema Paese è indietro e lo Stato non sta giocando un ruolo propulsivo e di coordinamento. Al contrario, sono i singoli cittadini che stanno lavorando, anche grazie agli sgravi fiscali, sull’efficienza energetica degli edifici, sull’installazione di piccoli impianti e, grazie alla componente del Superbonus 110%, anche di accumuli domestici.
Si tratta però di gocce nel mare: è indispensabile sbloccare la situazione per gli impianti di generazione, e di accumulo, utility scale.
Il ruolo degli accumuli termici
Gli accumuli termici potrebbero aiutare le imprese a ridurre la dipendenza dal gas e a preventivare meglio i loro costi? A ZeroEmissions 2022 è intervenuta Letizia Magaldi, Presidente di Magaldi SpA, per presentare le tecnologie di accumulo “power to heat” dell’azienda.
Si tratta di accumuli che sfruttano un materiale solido o liquido per accumulare energia sotto forma di calore. Nel caso specifico di Magaldi, la tecnologia si chiama MGTES, acronimo di Magaldi Green Thermal Energy Storage: si tratta di un letto fluido e di sabbia silicea, che assorbe calore ed energia elettrica.
Di MGTES esiste un prototipo pre-commerciale: l’idea è proporre una formula modulare con impianti di piccole e grandi dimensioni. Capaci di affiancare, magari, un impianto fotovoltaico per convertire in calore l’energia. E ridurre la dipendenza dal gas.
Il 74% dei consumi energetici industriali, infatti, è legato all’energia termica, prodotta nel 90% dei casi da fonte fossile. Svariate le applicazioni, che nel 50% dei casi superano i 400 °C.
Un accumulo termico potrebbe consentire di migliorare la decarbonizzazione delle industrie italiane, riducendo la dipendenza dal gas, con buone capacità di conservazione dell’energia, sotto forma di calore, per diverse decine di ore.
La tecnologia di Magaldi lavora, al momento, su temperature tra i 300° e i 350°, ma la sabbia silicea permette di arrivare senza problemi anche a temperature molto superiori. Un ulteriore vantaggio è poi nella supply chain: l’utilizzo di materiali come acciaio e sabbia evita infatti le conseguenze di turbolenze geopolitiche sulla logistica e non richiede l’utilizzo di materiali rari.