L’eolico offshore è la produzione di energia grazie alla forza del vento, che avviene in parchi eolici posizionati al largo delle coste. A differenza di quanto accade con l'energia eolica tradizionale su terra, in questo caso le turbine elettriche sono appoggiate al fondale, oppure galleggianti.
Cavi sottomarini ed elettrodotti portano poi l’elettricità generata in mare alla rete nazionale di distribuzione, verso terra insomma.
L’eolico offshore in Italia
L’eolico offshore, in Italia, è ancora largamente al di sotto del suo potenziale, nonostante oltre 11mila chilometri di coste. Non è solo un ritardo culturale: c’è un preciso ostacolo tecnologico.
I fondali del Mediterraneo, infatti, sono immediatamente profondi, anche a breve distanza della costa, rendendo le tecnologie offshore tradizionali non convenienti.
Le floating offshore wind platforms sono soluzioni più adatte all’Italia rispetto a quelle a fondamenta fissa, dette anche bottom fixed.
L’eolico offshore flottante in Italia è però la tecnologia più giovane e, secondo gli studi del Politecnico di Torino, ha un potenziale di 207,3 GW. Secondo il Global Wind Energy Council, l’Italia è il terzo mercato a livello mondiale per potenziale di sviluppo dell’eolico galleggiante.
Recentemente, la tecnologia per gli impianti eolici offshore ha compiuto progressi importanti, elaborando l’utilizzo di piattaforme flottanti per l’ancoraggio delle turbine in mare aperto, permettendo così di produrre energia eolica anche in zone marine profonde, oppure con fondale “rugoso”.
L’Italia potrebbe così colmare il divario rispetto ai Paesi che affacciano sul mar Baltico o sul Mare del Nord, meno profondi dei nostri mari.
Al K.EY 2023 di Rimini Simone Togni, Presidente di ANEV, ha affermato che in Italia risultano oltre 100 GW di progetti offshore con richiesta di allaccio.
Il nodo del processo autorizzativo
I processi autorizzativi in Italia stanno migliorando, ma restano alcuni nodi. Uno riguarda il coordinamento tra i diversi via libera necessari. Un secondo aspetto è invece l’utilizzo di tecnologie prototipo e non ancora industrializzate: proprio perché i nostri mari sono profondi, e usano soluzioni innovative, non è facile fare comprendere alcuni aspetti tecnologici durante il procedimento autorizzativo.
Una strategia nazionale che non c’è
L’Italia dovrebbe poi dotarsi, come fatto da altri Paesi, di veri e propri ecosistemi di servizi, Individuando porti, fornitori e costruttori locali che si pongono al servizio dei developer degli impianti.
I porti italiani potrebbero così muoversi di anticipo rispetto ad altri mercati mediterranei, stimolando lo sviluppo di una filiera industriale nazionale oggi assente.
Tra i progetti di eolico offshore in Italia:
- Med Wind Project, con 190 turbine fino a 17 MW, circa 65 km al largo delle coste nel canale di Sicilia. Occuperà 950 km quadrati e dovrebbe essere pronto per il 2030. Produrrà 3.000 MW, il 3% del consumo elettrico italiano;
- Agnes, al largo delle coste di Ravenna, prevede una wind farm da 200 MW a circa 22 km dalla costa di Lido di Classe. Avrà una superficie di 85 km quadrati e sarà composto da 5 turbine eoliche da 8 MW alte 170 m e con un rotore di diametro pari a 260 m;
- Nereus, al largo del Gargano, con 120 aereogeneratori e potenza complessiva di 1.800 MW.
Le principali sfide al 2023
Secondo uno studio condotto da DNV, il 60% dei professionisti del settore ritiene che l’eolico galleggiante offshore raggiungerà la piena commercializzazione senza sussidi entro il 2035.
Il raggiungimento della piena commercializzazione dipenderà dal potenziale di investimento dei mercati chiave: le dimensioni del mercato sono state indicate dal 21% degli intervistati come il primo criterio di scelta di un mercato in cui investire, seguito dalla stabilità normativa e politica e dall’idoneità della rete elettrica.
Anche le sfide della catena di approvvigionamento entrano in gioco, poiché il settore dell’eolico offshore sta lottando contro gli elevati prezzi delle materie prime e le limitazioni in termini di capacità.
Il rischio principale evidenziato dai professionisti dell’eolico galleggiante è la mancanza di infrastrutture portuali.
Il secondo rischio in ordine di importanza è la disponibilità di navi per gli impianti, a pari merito con la capacità.
Sebbene l’eolico galleggiante non faccia generalmente affidamento sulle navi tecnologicamente avanzate e su misura utilizzate nell’eolico offshore fissato sul fondo, il numero di navi per l’installazione di ormeggi e ancore e le capacità richieste potrebbero rappresentare una sfida per il settore, dal momento che nei prossimi 10 anni si prevede l’installazione di un numero di ormeggi e ancore superiore a quello mai registrato nell’industria del petrolio e del gas.