A volte ritornano. Fino a qualche anno fa, parlare di nucleare in Italia era un tabù. Oggi sembra invece che il nostro Paese si avvii a riconsiderare le scelte passate, ipotizzando che la propria strategia energetica possa includere anche il rilancio dell’atomo, a lungo messo sottochiave dopo i referendum del 1987 e del 2011.
Da qualche tempo, sulla scorta della assai controversa ma ormai acquisita inclusione del nucleare nella Tassonomia europea delle attività economiche sostenibili, datata 2022, il dibattito su questa fonte di energia è tornato al centro dell’agenda politica nazionale. Nell’anno che sta per concludersi, il governo ha impresso una evidente accelerazione, annunciando iniziative strategiche per integrare il nucleare nel mix energetico nazionale.
Tanto che in occasione della recente COP29 di Baku, la premier Giorgia Meloni ha definito il nucleare (da fusione) uno strumento utile alla transizione energetica italiana, una fonte “pulita, sicura e illimitata”, funzionale a un mix energetico equilibrato, in grado di “trasformare l’energia da arma geopolitica a risorsa ampiamente accessibile”.
Funzionale alla mitigazione della crisi climatica e alle necessità di sicurezza energetica, il rilancio del nucleare rappresenta un’opportunità anche per l’innovazione tecnologica e per l’industria italiana, attiva nel settore con importanti realtà riconosciute a livello mondiale.
Strategia su tre fronti
L’approccio italiano si articola su più fronti, primo tra tutti la ricerca (e lo sviluppo) sulla fusione nucleare: un ambito nel quale, tramite progetti di lungo termine, l’Italia punta a posizionarsi tra i leader globali, valorizzando le altissime competenze specialistiche esistenti nel nostro Paese.
Allo sviluppo di Small Modular Reactors (SMR), reattori compatti dai costi e tempi di costruzione ridotti rispetto ai modelli tradizionali, sono invece orientate collaborazioni industriali strategiche e il rafforzamento di partnership con aziende di punta come Enel e Ansaldo Nucleare, nonché la creazione di una newco tra Enel, Ansaldo Energia e Leonardo dedicata allo scopo.
Allo stesso tempo, sul fronte normativo si parla di semplificare i processi autorizzativi e di incentivare gli investimenti garantendo stabilità finanziaria e chiarezza regolatoria.
Svolta inedita, sfide note
Al centro dell’attenzione stanno i piccoli reattori modulari, gli Small Modular Reactors, e quelli di quarta generazione. Gli SMR, in particolare, sono considerati fondamentali per il futuro energetico: modulari, sicuri e adattabili, potrebbero contribuire significativamente al fabbisogno nazionale, coprendo fino al 10-11% della domanda elettrica entro il 2050. Non meno rilevanti le tecnologie avanzate per una gestione più sicura dei rifiuti radioattivi e per un’efficienza energetica superiore.
A fronte di voci e studi che sempre più decisamente sottolineano i vantaggi economici e ambientali del nucleare, altrettanto chiare appaiono infatti le sfide che accompagnano il ritorno del nucleare in Italia: prima tra tutte, dopo decenni di opposizione generalizzata, l’accettabilità sociale, rispetto alla quale la gestione delle scorie appare l’argomento più sensibile, insieme alla sicurezza e affidabilità degli impianti.
Altrettanto rilevante la questione degli investimenti, dal momento che lo sviluppo di nuove centrali richiede ingenti risorse, pubbliche e private. Infine, i tempi di realizzazione, non propriamente immediati.
La leadership tecnologica di ENEA
Nel panorama italiano della ricerca sul nucleare primeggia l’ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile, la cui attività si inscrive in una più ampia strategia a supporto della transizione energetica nel segno della decarbonizzazione.
Dalla fusione nucleare ai reattori veloci, passando per la definizione di standard internazionali, attraverso collaborazioni con aziende pubbliche e private e con la partecipazione a progetti europei, l’agenzia è impegnata nello sviluppo di soluzioni innovative come i reattori di quarta generazione e gli SMR, nella definizione di standard armonizzati per la sicurezza e il licensing delle nuove centrali, nella realizzazione di modelli digitali per la gestione in sicurezza dei siti in fase di rilascio e in fase di disattivazione e dismissione.
Verso la fusione
L’energia da fusione rappresenta un fronte chiave per ENEA: recentemente, l’agenzia ha ospitato a Frascati la prima riunione del “G7 Working Group” sulla fusione, un forum internazionale che mira a promuovere la cooperazione tecnologica e normativa tra i Paesi G7.
Nell’ultimo decennio, il contributo italiano a questa tecnologia si è espresso in oltre 800 milioni di euro di investimenti per progetti di ricerca che hanno coinvolto 650 persone all’anno e in un impegno diretto in iniziative chiave come il Divertor Tokamak Test (DTT), un’infrastruttura essenziale per il passaggio dal monumentale progetto internazionale ITER, promosso da UE, Svizzera, Cina, India, Giappone, Russia, Corea del Sud e USA, al futuro reattore a fusione.
Armonizzare la regolazione
Parallelamente allo sviluppo tecnologico, ENEA è impegnata nel progetto europeo Harmonise, il cui obiettivo è la standardizzazione del sistema di licenze per i reattori nucleari di nuova generazione. Con un approccio integrato, il progetto analizza le innovazioni in termini di sicurezza e valuta l’applicabilità delle guide dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA).
ENEA guida il work package sulla sicurezza degli impianti e svolge un ruolo cruciale nello sviluppo di nuove metodologie di licensing basate su metriche di rischio e performance. I risultati saranno un modello per accelerare l’autorizzazione di reattori avanzati e supportare l’innovazione a livello europeo.
Una raccolta di firme per reintrodurre il nucleare
Il rilancio del nucleare in Italia segna una svolta ambiziosa e certamente non scontata, concepita con l’obiettivo di trasformare il panorama energetico nazionale e ampiamente avversata. Supportata, negli ultimi mesi, da una raccolta firme per una proposta di legge popolare volta a reintrodurre l’energia nucleare nel mix energetico nazionale.
Promossa da Carlo Calenda, leader di Azione, e supportata da enti come la Fondazione Luigi Einaudi e da associazioni pro-nucleare tra cui l’Associazione Italiana Nucleare e Giovani Blu, l’iniziativa punta a superare l’orientamento antinuclearista prevalente nel nostro Paese, proponendo un modello energetico che poggi sull’impiego combinato di fonti rinnovabili e nucleari per soddisfare il fabbisogno energetico previsto al 2050.
Un simulatore all’avanguardia
Presso il Centro Ricerche ENEA di Brasimone, provincia di Bologna, e in collaborazione con la startup Newcleo, l’Agenzia sta sviluppando il simulatore Precursor, il primo prototipo elettrico per reattori raffreddati a piombo liquido (Lead-cooled Fast Reactor o LFR). Il progetto rappresenta un passo cruciale verso l’implementazione del primo reattore veloce LFR in Francia, previsto per il 2031.
Significativi i vantaggi attesi dai LFR: dalla chiusura del ciclo del combustibile, che consente di riciclare materiali esausti, alla riduzione dei rifiuti nucleari, alla sicurezza garantita dai sistemi passivi. Una tecnologia avanzata, nel contesto della quale l’agenzia supporta la progettazione del nocciolo, l’analisi di sicurezza e la validazione dei codici di calcolo necessari.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2024 di Energia&Mercato. Se vuoi ricevere Energia&Mercato, puoi abbonarti nel nostro shop.