Gli impianti della discordia

«GIS – Gruppo Impianti Solari è un’associazione che riunisce aziende del settore delle rinnovabili con l’obiettivo di fornire informazioni accurate e accessibili a enti pubblici, associazioni, cittadini e organi di stampa, correggendo inesattezze e luoghi comuni che penalizzano la percezione e lo sviluppo delle energie rinnovabili». La presentazione, a due voci, è di Raffaello Giacchetti e dell’avvocato Giovanni Sicari rispettivamente Presidente e Portavoce di GIS – Gruppo Impianti Solari. All’inizio di aprile, l’associazione si è rivolta ai ministeri dei Beni Culturali e della Transizione Ecologica sollecitando un tavolo di confronto: oggetto di discussione, le tempistiche di autorizzazione dei progetti per impianti fotovoltaici nella Regione Lazio, dilatate a dismisura dall’opposizione di alcune Soprintendenze per i Beni Archeologici e Paesaggistici.

Domanda: Quali sono le criticità che avete posto all’attenzione delle istituzioni?

Raffaello Giacchetti: Malgrado lungaggini e difficoltà, riusciamo a dialogare in modo costruttivo con tutte le autorità coinvolte nei processi autorizzativi. Tuttavia, da parte di alcune Soprintendenze esiste un ostruzionismo ideologico e preconcetto, che blocca i progetti già autorizzati facendo leva su strumenti impugnatori, rendendo impossibile avere previsioni sui tempi effettivi delle autorizzazioni e pianificare i lavori. Abbiamo chiesto ai ministeri competenti di convocare un tavolo di confronto per bilanciare le esigenze e i valori in gioco, mettendo al primo posto il principio di legalità e il rispetto delle regole da parte di tutti.

D: In che modo la dilatazione dei tempi di autorizzazione danneggia la realizzazione degli impianti fotovoltaici?

Giovanni Sicari: Per giustificare l’investimento, risolvere una serie di complessità tecniche, generare ottimizzazioni di scala e abbattere l’inquinamento, gli impianti devono avere una dimensione industriale. Il dilatarsi delle tempistiche di realizzazione riduce il ritorno medio degli investimenti, accresce gli interessi passivi e intacca la remuneratività dei progetti, con il rischio che le ingenti somme stanziate dagli investitori istituzionali vengano dirottate su altri Paesi. Gli impianti bloccati dalla Soprintendenza nella sola Provincia di Viterbo ammontano a circa 2 GW, per investimenti che vanno da 1,5 miliardi di euro ai 2 miliardi.

D: Con quali ripercussioni per le imprese e per il Paese?

G.S.: Gli investimenti si bloccano, l’economia ne risente e l’Italia perde il passo nel percorso verso gli obiettivi ambientali ed energetici al 2030. Senza contare la perdita di migliaia di nuovi posti di lavoro: secondo uno studio pubblicato su Nextville, per ogni MW la costruzione di nuovi impianti potrebbe arrivare a garantire un’occupazione di 33 unità lavorative per un periodo di 15-24 mesi e di 10 unità per ogni MW con l’entrata in esercizio. Più realisticamente, i 2 GW di impianti a cui si riferisce la lettera genereranno tra i 3 e i 4mila posti di lavoro, che sono comunque moltissimi.

D: Quali motivazioni vengono opposte ai pareri positivi già espressi dagli enti regionali e provinciali?

R.G.: Alcune Soprintendenze reputano che gli impianti fotovoltaici siano un male e che compromettano i beni culturali e paesaggistici, anche quando insistono su aree prive di vincoli paesaggistici o archeologici. Malgrado chiari pronunciamenti del Consiglio di Stato e del TAR Lazio, alcune Soprintendenze ritengono che il proprio parere debba sempre essere vincolante e prevalere su quelli espressi in tutte le altre sedi. I responsabili si sono negati a qualsiasi tentativo di dialogo e non hanno mai indicato modifiche progettuali, limitandosi a opporsi indiscriminatamente a qualsiasi progetto.

D: Che cosa proponete per superare lo stallo?

G.S., R.G.: Sarebbe sufficiente dialogare nelle Conferenze di Servizi per il giusto inserimento degli impianti FER nei territori. Sarebbe bene che i ministeri competenti richiamassero tutte le parti al rispetto della legge e al principio di leale collaborazione.