Gruppo Impianti Solari chiede tavolo di confronto ai Ministeri. Obiettivo: 2 miliardi di investimenti e 3mila posti di lavoro

Il Gruppo Impianti Solari (GIS) è un gruppo di 10 imprese del Lazio che si occupano di sviluppo e installazione di impianti fotovoltaici. Il Gruppo ha inviato una lettera aperta al Ministero dei Beni Culturali e al Ministero della Transizione Ecologica, chiedendo un tavolo di confronto. Quali sono gli argomenti che si intendono discutere in sede ministeriale?

  • Le dilatate tempistiche di autorizzazione dei progetti di energie rinnovabili;
  • il mancato coordinamento tra gli enti coinvolti.

Le aziende del Gruppo affermano di avere investito molto nel territorio negli ultimi 3 anni, in linea con il Piano Energetico Nazionale e per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo per il 2030. I progetti hanno avuto un ottimo riscontro per la Valutazione di Impatto Ambientale da parte della Regione Lazio, l’Autorizzazione Unica Provinciale e il PAUR regionale, accanto agli enti della Conferenza dei Servizi.

Lo stop della Soprintendenza ai beni archeologici

Purtroppo, però, tutto sarebbe stato bloccato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e Paesaggistici della Provincia di Viterbo. La Soprintendenza è contraria ai progetti fotovoltaici installati sul suolo e, quindi, non può essere data alcuna prescrizione o suggerita alcuna modifica per portare avanti gli impianti fotovoltaici.

Se i progetti andassero a buon fine, invece, secondo il Gruppo ci sarebbero 3.000 nuovi posti di lavoro, oltre a 2 miliardi di euro di investimenti che andrebbero persi. Infatti, gli impianti sarebbero a costo zero per i cittadini, perché si sostengono vendendo l’elettricità prodotta dagli impianti stessi.

Quindi, ora il Gruppo vuole un tavolo di confronto con i Ministeri deputati, quello della Transizione Energetica (Mite) e quello per la Tutela dei Beni Archeologici (Mibact), attraverso un incontro con la Direzione Generale e coinvolgendo anche il Mise (infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico aveva già dato parere favorevole).

Secondo il Gruppo, i progetti sono un contributo essenziale all’economia locale, alla decarbonizzazione e alla transizione ecologica, ma rimangono al di fuori delle aree sottoposte a vincoli e sono sviluppati su terreni di basso valore produttivo agronomico.