Serve una strategia nazionale per creare e far decollare l’infrastruttura italiana per il rifornimento della mobilità a idrogeno. E servono proposte concrete di breve, medio e lungo termine per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea.
Ne è convinta H2IT, l’associazione italiana che aggrega la filiera italiana dell’idrogeno, che ha promosso un tavolo di lavoro proprio su questo tema e che qualche giorno fa, in occasione di Key Energy, ha pubblicato il report “Sviluppo di Stazioni di rifornimento idrogeno. Barriere normative e scenari di implementazione”.
Lo studio include un’analisi strutturata del quadro normativo europeo e italiano, delinea lo stato dell’arte sul fronte tecnologico e avanza ipotesi operative per lo sviluppo della mobilità a idrogeno in ambito stradale, ferroviario e portuale.
Dal PNRR 530 milioni di euro
Nel PNRR, gli stanziamenti dedicati a questo settore ammontano a 530 milioni di euro complessivi, per massimizzare i quali occorre un quadro normativo abilitante e una strategia condivisa anche con le aziende della filiera, che traguardi il 2026.
Qualche giorno fa, l’Italia ha mosso il primo passo nell’assegnazione dei finanziamenti, con l’approvazione dei primi 36 progetti di stazioni di rifornimento a idrogeno sul territorio nazionale da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, destinatari di 103,5 milioni di euro.
«La recente pubblicazione del bando sulle stazioni di rifornimento del PNRR da parte del MIT e la relativa assegnazione dei fondi per 36 stazioni è un passo fondamentale per sviluppare il primo nucleo di rete infrastrutturale, ma deve essere il primo di più passi inseriti in una cornice strategica. Altrimenti, il rischio è quello di perdere ulteriore terreno dai Paesi che hanno già avviato questo percorso e di scoraggiare o vanificare gli investimenti delle aziende attive su questi progetti», dichiara Luigi Crema, Vice Presidente e Presidente del Comitato Scientifico di H2IT.
Un settore in crescita
Negli ultimi anni, il numero dei mezzi di trasporto alimentati a idrogeno è cresciuto notevolmente sia nel trasporto stradale che ferroviario.
In Europa, nel 2021 l’aumento è stato del 22% su un 2020 già in crescita, con il record tedesco del 70%, seguita da Paesi Bassi e Svizzera, mentre i maggiori produttori di auto idrogeno del mondo sono Corea del Sud e Giappone.
Trasporto pesante e ferroviario, gli obiettivi
Per il trasporto stradale pesante, l’obiettivo è quello di alimentare a idrogeno il 2% della flotta nazionale entro il 2030, spianando così la strada anche alla mobilità leggera.
Nel settore ferroviario, invece, l’idrogeno può supportare l’obiettivo di rendere indipendenti da combustibili fossili le linee non elettrificate (circa il 30%, 4.670 km).
Entrambi i target richiedono investimenti pubblici e privati, che tuttavia subiscono gli effetti di regolamenti limitanti, evidenziando la necessità di un quadro normativo abilitante che incoraggi le aziende.
Ma l’Italia è indietro
In Italia, lo sviluppo del mercato è penalizzato dalla mancanza di una rete di stazioni di rifornimento, al cui sviluppo sono riservati i 530 milioni di euro del PNRR, dedicati alla costruzione di stazioni per il trasporto stradale (230 milioni, 40 stazioni) e ferroviario (300 milioni per 10 stazioni) entro il 2026.
L’Alternative fuel infrastructure regulation che l’UE intende implementare nell’ambito del pacchetto Fit For 55 prevede infatti target particolarmente sfidanti per quanto riguarda la distribuzione delle stazioni di rifornimento, come ad esempio una distanza di 100 km tra una stazione e l’altra sui corridori strategici.
Ad oggi, la normativa italiana è particolarmente stringente e l’Italia dovrebbe allinearsi ad altri Paesi per rendere le tempistiche autorizzative più brevi e far partire i progetti.
Tuttavia, è possibile recuperare lo svantaggio e rincorrere gli obiettivi europei trasformando il divario in un’opportunità. Servirà però una strategia per lo sviluppo delle infrastrutture capace di abilitare anche altri settori in cui l’idrogeno risulta chiave per la decarbonizzazione.
Le proposte di H2IT
Il report di H2IT presenta alcune proposte per integrare la cornice normativa italiana e per allinearla con quella europea ispirandosi alle best practice dei Paesi più all’avanguardia:
- rivedere il decreto del 23 ottobre 2018, per rendere omogenea e chiara la normativa su tutto il territorio e sbloccare gli investimenti privati;
- rivedere le disposizioni che riguardano le taglie delle stazioni di rifornimento, prevedendo anche stazioni modulari che permettano di adattarsi ad aumenti futuri della richiesta di idrogeno;
- consentire sinergie tra il rifornimento autostradale e quello stradale/locale in una logica multipurpose e multifuel, inserendo il rifornimento di idrogeno all’interno di una stazione che offre più carburanti aggregando in un unico luogo più servizi;
- posizionare strategicamente sul territorio nazionale le stazioni di rifornimento a idrogeno, tenendo conto sia dei corridoi strategici per l’economia italiana sia puntando prioritariamente sulle zone dove è più facile si sviluppi prima una condizione favorevole del mercato.