Il settore idrogeno in Italia: una crescita lenta e costante

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La filiera italiana dell’idrogeno continua a svilupparsi nonostante la crisi energetica e il caro materiali . È quanto emerge da un’analisi svolta da H2IT in collaborazione con la Direzione Studi e Ricerche e l’Innovation Center di Intesa Sanpaolo.

Per oltre il 70% delle aziende del campione, l’innovazione in ambito idrogeno nasce dalla collaborazione con altre aziende, fattore che lo rende terreno fertile per l’open innovation.

Dall’indagine svolta emerge chiaramente il ruolo centrale degli investimenti per le imprese della filiera dell’idrogeno, che si trovano ad affrontare le importanti sfide poste dalla transizione energetica.

Investimenti in crescita, ricerca finanziata con mezzi propri

Più del 70% delle imprese ha al suo interno un’area R&D dedicata esclusivamente all’idrogeno. Andando a vedere le aspettative per fine anno, più della metà delle imprese intervistate dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo chiuderà il 2022 con un aumento degli investimenti rispetto al 2021.

L’innovazione tecnologica dell’idrogeno avviene ancora in modo prevalente con mezzi propri. È ancora marginale, invece, il peso dei fondi pubblici, utilizzati maggiormente dalle aziende più piccole e con un minore accesso al capitale privato.

Ciononostante, la partecipazione ai bandi pubblici è elevata. In termini di fatturato, il 62% delle aziende si aspetta una crescita a fine 2022 rispetto al 2021.

Nonostante le difficoltà macroeconomiche del momento, lo sviluppo del comparto idrogeno non si è arrestato. Il 38% delle imprese scorge in questa situazione nuove opportunità di business e sta accelerando gli investimenti.

Manca un quadro normativo chiaro

L’accelerazione che l’attuale contesto economico e geopolitico sta dando alla transizione energetica può quindi favorire la crescita del settore.

Quanto alle criticità che frenano lo sviluppo del comparto, le aziende lamentano soprattutto la mancanza di un quadro normativo chiaro insieme all’incertezza di una domanda di mercato non ancora definita. Circa la metà delle imprese teme che la generazione da rinnovabili non sia sufficiente per la produzione di idrogeno verde e molte ritengono troppo elevati i costi delle tecnologie.

Gli obiettivi del Repower EU

A questo si aggiunge che gli obiettivi di Repower EU di produzione a livello europeo di 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde nel 2030 vengono ritenuti raggiungibili solo con forti interventi di policy.

Non sorprende, quindi, che le misure indicate dalle aziende come prioritarie per lo sviluppo del settore siano tutte riferite all’intervento pubblico, come la definizione di normative e regolamenti a livello nazionale, seguita da maggiori investimenti per la creazione della domanda e dalla definizione di piani strategici a livello nazionale.

Inoltre, le imprese faticano a trovare figure specializzate sia a livello tecnico che progettuale. Il 66% dei profili ricercati sarebbe di difficile reperimento, con punte del 77% per i tecnici specializzati.

L’analisi è stata svolta su grandi, medie e piccole imprese e startup associate ad H2IT, Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, che rappresentano la catena del valore dell’idrogeno, dalla produzione fino agli usi finali.

Le parole di Alberto Dossi, Presidente di H2IT

«La sensibilità dei legislatori europei e italiani e dell’opinione pubblica nei confronti dell’idrogeno non è mai stata così alta. La crisi energetica sta spingendo i Paesi del Vecchio Continente, Italia compresa, a cercare alternative all’approvvigionamento classico e si iniziano a vedere i primi risultati.

La filiera, costituita sia da realtà affermate che giovani, è molto consapevole: nel nostro mercato si creano sempre nuove collaborazioni e alleanze finalizzate alla creazione di tecnologia e innovazione. Se sostenuto nella maniera adeguata, da qui al 2030 l’idrogeno darà un contributo fondamentale per decarbonizzare molti settori, come i trasporti e quelli hard-to-abate, sui quali si è concentrata la maggior parte dei fondi per l’idrogeno del PNRR.

Per realizzare il sogno di un’Italia e un’Europa a emissioni zero serve puntare anche su un vettore unico come l’idrogeno, specialmente su quello verde, prodotto da energie rinnovabili e sicuro protagonista del mix energetico del futuro.

Dalla sua nascita, H2IT cerca di stimolare la collaborazione e dare una voce unica alla filiera anche in sede politica, per questo chiediamo alle istituzioni un ulteriore sforzo su strumenti incentivanti e interventi legislativi semplificativi, specialmente a fronte degli investimenti privati degli ultimi anni».

Le parole di Letizia Borgomeo e Anna Maria Moressa, economiste della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo

«In uno scenario altamente complesso e incerto, soprattutto sul versante energetico, è necessario accelerare sul piano della transizione energetica. L’idrogeno avrà un ruolo importante in questo senso, e non a caso quasi il 40% delle imprese intervistate segnala come nell’attuale contesto si stiano creando nuove opportunità di business, ampliando i propri investimenti.

La presenza in Italia di una filiera completa e competitiva come quella che emerge da questa prima analisi è un punto di partenza importante. Sarà cruciale nei prossimi anni affiancare gli investimenti delle imprese con adeguati interventi normativi e di policy che rendano più chiare le strategie nazionali di sviluppo del settore e, soprattutto, formino quelle figure professionali che le imprese faticano a trovare. Oltre due terzi delle imprese dichiara di faticare a trovare tecnici specializzati.

L’idrogeno, insieme a tutte le altre tecnologie necessarie alla decarbonizzazione e alla transizione energetica, può offrire significative opportunità di crescita al tessuto manifatturiero italiano. È importante esserne consapevoli e agire di conseguenza come sistema Paese per evitare di sprecare questa occasione».