La Commissione Europea ha presentato, il 6 febbraio 2024, le nuove raccomandazioni sugli obiettivi di decarbonizzazione per il 2040.
Un obiettivo “intermedio” rispetto al taglio delle 55% delle emissioni, da raggiungersi entro il 2030 e tenendo come riferimento i livelli del 1990, e all’obiettivo della neutralità climatica, fissato entro il 2050.
Al 2040 è raccomandata una riduzione del 90% delle emissioni nocive.
Rinnovabili più nucleare
ECCO, il think tank italiano sul cambiamento climatico, ha sottolineato che la decisione è coerente con le indicazioni dell’European Scientific Advisory Board on Climate Change (ESABCC).
Il problema, come evidenzia lo stesso ECCO in una nota stampa, è gestire la transizione green in maniera ordinata e sostenibile.
La strada da percorrere passa, ovviamente, dalle energie rinnovabili, e quindi eolico, idroelettrico e solare. A cui si aggiungere il nucleare, con l’obiettivo di creare una “alleanza industriale” per la diffusione degli SMR (Small Modular Reactors, cioè reattori modulari di piccole dimensioni) reattori a fissione di piccole dimensioni a prodotti a livello industriale.
Qui l’obiettivo è vedere i primi progetti già nei primi anni ‘30. Ed è la conferma che il nucleare sarà parte del futuro energetico dell’Unione Europea.
Serve una politica industriale
Resta, naturalmente, il problema della catena di approvvigionamento. Parlamento e Consiglio sono al lavoro per individuare la giusta formula per promuovere una industria europea del clean tech.
Che, nel solare, già stenta a reggere il confronto con i produttori orientali, in grado di raggiungere livelli di efficienza e di economie di scala, e quindi di prezzo finale sul mercato, inarrivabili per le poche aziende europee a oggi operative.
La politica di sostegno e incentivazione europea potrebbe trarre ispirazione dal programma varato negli USA, che sta sostenendo produttori nazionali e consumi interni.
Sospesa la questione agricoltura
Vista la protesta in corso da parte degli agricoltori, la UE ha deciso di non menzionare il settore. Chi si aspettava una raccomandazione del taglio del 30% delle emissioni è rimasto deluso: secondo l’Agenzia Ambientale Europea il settore le ridurrà del 4% tra il 2005 e il 2030, se vengono mantenute le politiche attuali.
L’agricoltura, stima il think tank ECCO, pesa per il 10% delle emissioni nell’Unione ed è, al contempo, uno dei settori più colpiti dagli eventi catastrofali e dalla siccità.
Non è responsabilità degli agricoltori, ovviamente, ma della mancanza di una visione di lungo periodo, supportata da incentivi economici certi e dall’evoluzione tecnologica.
Pazienza: alle elezioni europee mancano pochi mesi, ci penserà la prossima Commissione.