Previsti oltre 150mila nuovi posti di lavoro nel settore energia nei prossimi anni

nuovi posti di lavoro nel settore energetico

La ricerca del Censis commissionata da Assosomm evidenzia come gli attuali eventi drammatici, come la pandemia di Covid-19, la crisi e ora la guerra, potrebbero portare nuove opportunità lavorative nell’ambito delle energie rinnovabili.

Ogni shock, per quanto traumatico, produce reazioni importanti sul mercato del lavoro, aprendo la strada a soluzioni innovative. In questo momento, l’innovazione nel settore dell’energia sta conoscendo un’accelerazione senza precedenti, al punto che molti ostacoli burocratici ed economici che prima la frenavano stanno cedendo.

La ricerca del Censis commissionata da Assosomm, Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro, evidenzia che nei prossimi 3/4 anni si aprirà uno scenario che potrebbe offrire oltre 150.000 nuovi posti di lavoro.
Tra le figure professionali più ricercate nell’immediato futuro nel settore fotovoltaico spiccano il tecnico esperto e designer in sistemi fotovoltaici e celle fotovoltaiche, l’elettricista specializzato, e il tecnico manifatturiero di scaldabagni solari. Nel settore eolico saranno richiesti tecnici meccanici ed elettronici, designer delle turbine eoliche, installatori e macchinisti di generazione eolica.

Ci si aspetta altresì un aumento della domanda di professionisti con competenze trasversali, come i manager per le energie rinnovabili, il geometra ambientale, il geochimico o ancora l’assicuratore ambientale. A questi profili si aggiungono poi le figure professionali legate al risparmio energetico, come i manutentori e gli installatori di impianti per il riscaldamento e il condizionamento a bassi consumi.

In questo scenario, le agenzie per il lavoro potrebbero rappresentare un valido partner per le aziende in cerca di queste figure professionali, proprio perché da una parte avrebbero già lavoratori disponibili, dall’altra potrebbero creare percorsi di formazione ad hoc.

Oggi i lavoratori in somministrazione rappresentano il 16,5% degli occupati a tempo determinato. Due anni fa erano il 14%, e i margini di crescita sono incoraggianti. In momenti come questi di grande incertezza per le imprese, il meccanismo della somministrazione permette una maggior stabilità per i lavoratori.

Basti pensare che entro 90 giorni dalla cessazione di un contratto a termine in somministrazione, il 68,9% di coloro che hanno terminato una missione ha attivato un nuovo rapporto di lavoro. Nei contratti di lavoro a termine non in somministrazione, invece, solamente il 47,7% dei lavoratori ha avuto una nuova attivazione entro 90 giorni da una cessazione.

A un mese dalla cessazione, il 55% di chi ha concluso una missione in somministrazione ha attivato un nuovo contratto, contro il 29,4% dei lavoratori che hanno concluso un lavoro non in somministrazione.

Nel secondo trimestre 2021 si sono registrate 327mila attivazioni di lavoro. Indipendentemente dalla classe di età dei lavoratori, per coloro che hanno lavorato in somministrazione la probabilità di sottoscrivere nuovi contratti di lavoro è sempre di circa 20 punti percentuali superiore a quella dei lavoratori che hanno terminato un contratto di lavoro non in somministrazione.

«Una spinta ad attivare le filiere produttive considerabili di adattamento al “tempo di guerra” potrebbe essere di necessario stimolo al sistema Paese – afferma Rosario Rasizza, Presidente di Assosomm – Prima fra tutte la filiera dell’efficientamento energetico. Al di là di questo specifico comparto, aggiungo però che è ora che si smetta di procedere per bonus e sussidi, perché, dopo tanti bonus più simbolici che di vera efficacia economica, occorrerebbe adesso concentrarsi in modo più compatto su una riforma del sistema lavoro che smetta, per esempio, di considerare il lavoro tassabile come se fosse un bene di lusso».