In Italia crescono gli storage, ma serve chiarezza per gli impianti utility scale

Italia progetti energy storage
Un momento dell'evento “Storage, come, dove, quando?"

«Nel nostro Paese gli investimenti negli accumuli di energia decolleranno e viaggeranno forti solo quando sarà definito il quadro delle regole e caleranno i costi». Ne è convinto Alessandro Marangoni, CEO di Althesys, intervenuto per dare avvio a una mattinata di approfondimento e confronto promossa dalla società di consulenza strategica specializzata nel settore energetico.

Storage, come, dove, quando?" è il titolo del convegno, che si è tenuto ieri a Milano presso il Palazzo delle Stelline coinvolgendo alcuni tra i maggiori esperti italiani per mettere a fuoco potenzialità, criticità e sviluppo del mercato degli accumuli su vasta scala, essenziale per la transizione energetica nel segno della decarbonizzazione.

Autorizzazioni 2023, +72% sul 2022

Nel primo semestre del 2023, ricorda Marangoni, sono stati autorizzati 560 MW di progetti, il 62% dei quali impiega batterie, mentre il restante 38% è costituito da pompaggi su impianti idroelettrici.

Il mercato italiano dello storage energetico appare in avviato e corre lungo una traiettoria di rapida crescita, trainata dagli ottimi risultati del primo semestre 2023, cresciuti del 72% rispetto allo stesso periodo di un anno fa (78% di batterie e 23% di pompaggi idroelettrici).

Se, infatti, nell’intero 2022 erano stati autorizzati 90 MW di progetti di stoccaggio utility scale, il primo semestre del 2023 mostra già autorizzazioni per 560 MW, a testimonianza del ruolo centrale di questi strumenti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per la flessibilità del sistema elettrico.

L’incertezza normativa frena lo sviluppo

Dal convegno di Althesys è emerso tuttavia come una serie di incognite pesi sul mercato delle batterie di grandi dimensioni, ancora in fase iniziale. Il panorama normativo, in particolare, ancora in evoluzione, espone il settore a incertezze che ne frenano il dispiegarsi delle enormi potenzialità pure esistenti, alle quali si aggiungono persistenti criticità nella catena di approvvigionamento e un corrispondente aumento dei costi.

Malgrado le criticità, il comparto degli accumuli stand alone su scala industriale pare destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni. Ma gli investimenti, ribadisce Marangoni, sono vincolati alla chiara e piena definizione di tutti gli elementi regolatori e normativi.

Al netto di ciò, continua Marangoni, «permangono alcune sfide da affrontare come, ad esempio, l’opacità del mercato dei servizi ancillari e l’incertezza sui futuri ricavi e sui tempi delle future aste del mercato della capacità».

Superbonus, boom di piccoli accumuli

Oggi la capacità totale dei sistemi di accumulo italiani è di 2,3 GW, per una capacità massima di 3,9 GWh. Il nuovo scenario PNIEC per il 2030 prevede di raggiungere i 22,5 GW di storage, di cui 11 GW di batterie utility-scale.

Al 30 giugno 2023, Terna ha ricevuto richieste di connessione alla rete di trasmissione elettrica per 54,4 GW di stoccaggio elettrochimico, 19,9 GW di BESS (Battery Energy Storage Systems) accoppiato e 7,9 GW di pompaggi, per un totale di 82,2 GW.

In 9 casi su 10 le autorizzazioni che riguardano batterie sono un trend certamente dovuto alla relativa facilità del permitting e all’accettazione sociale rispetto ai pompaggi, più impattanti sul territorio.

La tecnologia BESS più diffusa in Italia è quella agli ioni di litio, che copre il 99% del mercato. La stragrande maggioranza (92%) ha dimensioni inferiori a 20 kWh. La quasi totalità (99,9%) è accoppiata a un impianto fotovoltaico, di cui il 99,6% residenziale. Questa crescita è dovuta al Superbonus 110%, uno dei principali motori degli investimenti nello storage nel nostro Paese.

Proprio per questo, è da ritenere che il recente blocco della cessione dei crediti legata all’agevolazione fiscale porterà a un rallentamento delle nuove installazioni.

Servono più impianti industriali

La diffusione di sistemi di storage comporta la necessità di copiosi investimenti la cui sostenibilità economica dovrà passare dalla questione aperta: è più redditizio affidarsi alle aste o passare dal mercato? Nel primo caso, con l’introduzione di un sistema ad hoc per sostenere la realizzazione di sistemi di accumulo, si prevede un sistema basato su aste competitive organizzate da Terna i cui vincitori riceveranno un premio annuo per l'intero periodo di consegna.

Nel secondo caso, ricorrendo al mercato, le fonti di ricavo possono essere diverse: l’arbitraggio, la cui redditività è oggi limitata dalla volatilità sugli spread di prezzo tra le ore di punta e quelle non di punta; i servizi di dispacciamento; la partecipazione al mercato della capacità, per cui saranno organizzate nuove aste; e infine l’autoconsumo, che aiuta imprese e famiglie a ridurre la dipendenza dalla rete e a risparmiare denaro sulle bollette elettriche.

Un mercato potenzialmente molto attraente

Per agevolare la comprensione del mercato da parte degli investitori, Althesys ha ulteriormente sviluppato il proprio modello di mercato elettrico italiano NET, secondo il quale i due tipi di investimento, merchant e regolato, sono portatori di diversi profili di rischio e diversa redditività.

I risultati del modello indicano come sia importante tener conto di alcuni elementi: ad esempio, che i ricavi da arbitraggio si stanno abbassando nel 2023; che il mercato dei servizi è comunque in contrazione e che la concorrenza sarà alta, vista la quantità di stoccaggi individuati da Terna come fabbisogno.

Il forte fabbisogno futuro e l’atteso calo dei costi rendono comunque questo mercato potenzialmente molto attraente.