Rinnovabili: investimenti in crescita, ma il quadro normativo è un freno

Quadro normativo rinnovabili rallenta

Dopo cinque anni di crescita, il mercato internazionale delle energie rinnovabili rischia di registrare un rallentamento già dal 2026. L’obiettivo di coprire il 65% del fabbisogno elettrico con energia rinnovabile nel 2030 appare lontanuccio: l’Italia è appena al 36,8%. E, a differenza della Francia, attualmente al 27%, non può contare sul nucleare.

Secondo i dati dell’Italian Renewables Investment Forum 2024, dall’inizio dell’anno in Italia sono stati installati quasi 5GW, un risultato buono ma lontano dagli 8 necessari ogni anno per raggiungere gli obiettivi al 2030.

Nel 2023 sono stati registrati 80,1 miliardi di euro di investimenti per 1.180 operazioni (+23% rispetto all’anno precedente), per una potenza di 50,9 GW (+31%), secondo i dati di IREX, che testimoniano il forte interesse degli investitori per il mercato italiano delle rinnovabili. Il 56% della potenza proviene da fotovoltaico e agrivoltaico, e vanno forte anche lo storage (stand alone e abbinato) e l’eolico offshore.

L’enigma normativo

Il futuro, però, appare poco roseo. Il settore sta aspettando di capire come si muoveranno le Regioni per attuare il DM Aree Idonee e per capire l’impatto dei divieti introdotti dal DL Agricoltura sul solare.

Queste misure potrebbero complicare gli aspetti autorizzativi, il cosiddetto permitting. E sono attentamente osservati dagli investitori internazionali, che hanno contribuito ai risultati degli ultimi anni.

La mancanza di un contesto regolatorio stabile nel tempo e coerente con la strategia energetica nazionale è un rischio per il settore. Può così capitare che decreti a lungo attesi si traducano in un ostacolo per le installazioni, mentre si resta in attesa di provvedimenti che possano snellire le procedure e favorire l’energia rinnovabile.

Il decreto FER X, poi, è ancora al centro di un confronto con Bruxelles.

Mentre il Testo Unico Rinnovabili, che dovrebbe mettere ordine nei processi autorizzativi, è ancora in discussione. Dai lavori in corso emerge che potrebbero esserci novità per la pubblicazione dello schema di incentivazione FER 2 per le rinnovabili innovative (e di cui si aspettano le regole operative del GSE) e sul’impugnazione da parte del governo della moratoria della regione Sardegna che ha sospeso per 18 mesi i processi di autorizzazione e fermato la costruzione di impianti già avviati.

«Gli investitori nostri clienti – ha osservato Carlo Montella, co-founder e managing partner Green Horse Advisory – ci hanno confermato un forte interesse a investire nel nostro Paese, a condizione che il contesto normativo consenta investimenti a lungo termine basati su regole chiare e coerenti. Modifiche del quadro regolatorio di riferimento in parte retroattive e non coerenti con l’assetto normativo e l’indirizzo tracciato negli ultimi anni minano la credibilità del nostro Paese.

Il perseguimento degli obiettivi di nuova capacità rinnovabile nei prossimi anni, la necessità di installare sistemi di accumulo e realizzare nuove infrastrutture di rete per consentire a quest’ultima di far fronte ad un nuovo e molto più distribuito assetto produttivo, l’opportunità di creare e presidiare una nuova filiera tecnologica in corso di definizione e la necessità di integrare l’agricoltura nella produzione di gas rinnovabili ed energia elettrica (biometano e agrivoltaico) impongono una visione di insieme ed un approccio strategico, coordinato e sistemico che ad oggi è mancato. Solo così sarà possibile rendersi autosufficienti e ridurre strutturalmente il costo dell’energia per famiglie ed imprese».

«Continua la fase di crescita straordinaria per gli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia – ha commentato Alessandro Marangoni, CEO di Althesys – nonostante le sfide economiche globali e quelle nazionali derivanti dalle complessità normative e autorizzative. Tra gli elementi da sottolineare c’è sicuramente il crescente interesse proveniente da molti player anche internazionali per progetti di accumulo, ma anche lo sviluppo dell’eolico offshore.

Restano però sul futuro del settore una serie di incognite che influenzeranno le scelte degli investitori: il ridimensionamento sensibile dei prezzi elettrici in Europa, dopo due anni di picchi; la tenuta della capacità della rete, sottoposta a carichi crescenti anche a causa della cattiva distribuzione regionale sbilanciata al Sud; infine, il Governo ha annunciato il ritorno del nucleare, ovviamente di nuova generazione, una tecnologia che potenzialmente potrebbe condizionare lo scenario energetico del prossimo decennio e drenare in futuro risorse previste per le rinnovabili».