La consapevolezza della dipendenza energetica italiana non è un fatto nuovo, ma si è imposta con drammatica attualità al precipitare degli eventi geopolitici con la guerra in Ucraina.
Dunque, se da un lato occorre accelerare la transizione alle rinnovabili, allo stesso tempo appare opportuno diversificare le fonti energetiche e in particolare l’approvvigionamento di gas, che al momento costituisce la quota prevalente nel mix energetico del nostro paese, coprendo il 39% del fabbisogno complessivo.
Gas, prima fonte energetica italiana
L’analisi storica mostra come negli ultimi anni il gas abbia progressivamente sostituito i derivati dal petrolio, sorpassandoli a partire dal 2016: oggi l’Italia è il secondo paese europeo per consumo di gas dopo la Germania, con una quota del 25% sul totale in capo ai paesi membri.
Con una crescita di 5,5 miliardi di metri cubi sull’anno precedente, nel 2021 abbiamo utilizzato poco più di 76,2 miliardi di metri cubi di gas, derivanti per oltre il 90% da importazioni, prevalentemente tramite gasdotto e in quota minoritaria tramite rigassificazione di gas naturale liquefatto.
Proprio il processo di compressione, liquefazione e rigassificazione, che permette di ottimizzare il trasporto di gas, trasferendolo in ingenti quantità nei serbatoi di grandi navi metaniere per poi stoccarlo, riportarlo allo stato gassoso e immetterlo nella rete di distribuzione nazionale, potrebbe contribuire in misura rilevante alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico: consente infatti d'importare gas da paesi produttori non collegati all’Italia tramite gasdotto.
I tre rigassificatori italiani
La riconversione del gas liquefatto allo stato areiforme avviene all’interno dei rigassificatori, impianti installati sulla terraferma, in alto mare o su particolari unità galleggianti: in tutti i casi, si tratta di strutture industriali in grado di decomprimere il gas e di rialzarne la temperatura dai -161 gradi centigradi richiesti dal processo di liquefazione, generalmente sfruttando il differenziale termico offerto dall’acqua del mare.
In Italia esistono tre rigassificatori, di cui uno a terra a Panigaglia, presso La Spezia, e due in mare, al largo di Livorno e di Porto Viro, in provincia di Rovigo.
La loro capacità operativa è lungi dall’essere saturata: gli impianti viaggiano oggi intorno al 60% delle proprie potenzialità, tanto che qualche settimana fa il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha sottolineato la necessità di sfruttarne al massimo efficienza e rendimento.
Terminale adriatico, cresce la capacità
Il terminale off-shore di Adriatic LNG è il maggiore dei rigassificatori italiani e uno dei primi in Europa. L’impianto, che si trova nelle acque del Mar Adriatico a 15 chilometri dalla costa veneta, ha recentemente ottenuto il via libera ad aumentare la propria capacità di rigassificazione da 8 a 9 miliardi di metri cubi, una quota pari al 12% del consumo nazionale di gas.
Il terminale è costituito da una struttura in cemento armato lunga quasi 400 metri e larga 115, ancorata al fondale marino e svettante 18 metri sopra il livello dell’acqua, collegata alla rete del gas attraverso un metanodotto sotterraneo che dopo aver attraversato il tratto di mare che separa la stazione dalla terraferma, si estende per circa 10 chilometri sotto le aree umide del delta del Po e per altri 15 sotto terreni agricoli, per poi attraversare la stazione di misurazione di Cavarzere, in provincia di Venezia, e di lì proseguire per altri 85 chilometri fino a Minerbio, in provincia di Bologna, dove si innesta nella rete di distribuzione.
Progettato a partire dal 1997 ed entrato in esercizio nella seconda metà del 2009, in tredici anni l’impianto ha scaricato gas naturale liquefatto da 905 navi metaniere provenienti da 9 diversi paesi fornitori, immettendo in rete poco meno di 77 miliardi di metri cubi di gas, con un tasso di utilizzo della capacità di rigassificazione tra i più alti d’Europa.
Fino al 14% del fabbisogno nazionale di gas
«Nel 2021, la domanda di GNL in Italia è stata di circa 9,7 miliardi di metri cubi, di cui oltre il 70% importati tramite il terminale adriatico, che ha scaricato 81 navi metaniere, immettendo nei gasdotti italiani circa 6,7 miliardi di gas», ha spiegato Carlo Mangia, Direttore Tecnico di Adriatic LNG, in occasione di una presentazione promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Milano all’inizio di aprile. «Il recente aumento della capacità di rigassificazione è avvenuto senza modifiche strutturali, impiantistiche e di processo, ma solo attraverso un diverso regime di utilizzo delle attrezzature installate», sottolinea Mangia.
Incrementi futuri potrebbero arrivare a coprire il 14% del fabbisogno nazionale di gas, rendendo il terminale Adriatic LNG, che è già inserito nel primo elenco degli interventi d'interesse nazionale e nell’elenco delle infrastrutture energetiche d'interesse comune europeo, ancora più efficiente e strategico.
A breve nuove unità galleggianti
Il dibattito sulla diversificazione delle fonti energetiche e sulle potenzialità del GNL ha riacceso i riflettori anche su alcuni progetti di nuovi impianti bloccati da anni, tra cui quello presso Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, e quello di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. Inoltre, il governo ha incaricato Snam ed Eni di identificare alcune navi metaniere da trasformare in unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione, in grado di trattare 5 o 6 miliardi di metri cubi di gas all’anno e di entrare in funzione nel primo semestre del 2023.
“Le variabili da considerare nella progettazione di nuovi impianti sono molte e complesse e riguardano principalmente il posizionamento dell’impianto, il collegamento con la rete nazionale e l’interazione con i territori circostanti, da gestire in collaborazione con le istituzioni e le comunità locali”, osserva Mangia.
Il mercato mondiale del GNL
Nel mondo ci sono 22 paesi esportatori di GNL, che nel 2020 hanno prodotto complessivamente 620 miliardi di metri cubi, con una previsione di crescita annuale di 205 miliardi di metri cubi entro il 2025. L’Australia si attesta al primo posto per capacità di liquefazione del gas, seguita dal Qatar, che ha previsto una crescita imponente entro il 2026, e dagli Stati Uniti.
Sul fronte opposto, 43 paesi importatori ricevono il GNL attraverso più di 150 terminali di rigassificazione, a cui nei prossimi anni si aggiungeranno 33 nuovi impianti, di cui molti in Asia. I maggiori importatori di GNL sono il Giappone e la Cina, ragione per cui l’Asia rappresenta il maggiore acquirente di GNL al mondo, con il 71% delle importazioni complessive. In Europa sono attivi 33 terminali di GNL, più altri 4 nel Regno Unito.