Ritardi autorizzativi, si rischia un danno erariale ingestibile. L’allarme dell’associazione GIS

Impianti solari ritardi autorizzativi

Alcuni iscritti di GIS – Gruppo Impianti Solari chiederanno al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica la restituzione di decine di migliaia di euro, versati a titolo di onere, perché l’iter autorizzativo degli impianti fotovoltaici corrispondenti procede troppo a rilento.

Chiesta la restituzione del 50% dei diritti di istruttoria

In una nota diffusa nei giorni scorsi, gli associati di GIS hanno spiegato l’intenzione di muoversi in questo senso “perché ne hanno diritto in base al decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, come modificato con provvedimento dell'8 dicembre 2022”.

L’articolo 25 comma 2-ter di questo decreto, spiega la nota, stabilisce che nel caso in cui non siano rispettati i termini per la conclusione del procedimento di VIA, il proponente ha diritto a riavere indietro il 50% dei cosiddetti “diritti di istruttoria”, a loro volta pari allo 0,5 per mille del valore del progetto.

Gli associati hanno versato 28.328,31 euro per un impianto nel Lazio, del valore di 56.656.615,15 euro, e 30.887,37 euro per un impianto in Sardegna, dal valore di 61.774.740,42 euro.

Gli impianti sarebbero in grado di produrre 92 MW e l'altro 87 MW, ma entrambi sono fermi perché manca la valutazione di impatto ambientale.

La punta dell’iceberg

Non avendo ricevuto risposta del Mase nei tempi stabiliti, hanno fatto partite le istanze per rimborsi, rispettivamente di 15.443,68 euro e di 14.164,155. Cifre che, sommate, ammontano a quasi 30mila euro.

Ma, sottolinea l’associazione, si tratta della punta dell'iceberg, se si pensa alla mole dei procedimenti in ritardo al Mase.

«GIS sa per esperienza che, per ricevere una risposta, ci vogliono ben più dei 30 giorni previsti dalla conclusione della fase di consultazione e, chiunque sia familiare col settore, può confermarlo. Quello di cui non tutti sono a conoscenza è il fatto che questo stallo non sta solo mettendo in standby la produzione di energia pulita. Sta anche diventando un problema per le casse dello Stato, che ne è al tempo stesso responsabile. È lecito supporre che molti operatori si attiveranno per chiedere il rimborso, se non l'hanno già fatto. E si parla potenzialmente di cifre di decine di milioni», si legge nel documento.

A giugno 2023 in porto solo il 5,2% delle VIA

Secondo l’ultimo report dell'Osservatorio VIA di ANIE Rinnovabili della Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettriche di Confindustria, a giugno 2023 era arrivato a conclusione solo il 5,2% delle 1.372 procedure VIA depositate nei primi sei mesi dell’anno presso le commissioni VIA/VAS e VIA Pniec/Pnrr del Mase.

Il problema riguarda molto da vicino il nostro settore perché il 46,5% di queste richieste era relativa a impianti agrivoltaici e il 14,6% sistemi fotovoltaici. Un altro 32% riguardava l'eolico onshore, il 3,8% l’eolico offshore e il restante 3% idroelettrico da pompaggio.

L'articolo 25 del decreto sopra citato, al comma 2-ter, stabilisce che questo rimborso debba avvenire “mediante utilizzazione delle risorse iscritte in apposito capitolo a tal fine istituito nello stato di previsione del Ministero della transizione ecologica con uno stanziamento di euro 840.000 per l'anno 2021, di euro 1.640.000 per l'anno 2022 ed euro 1.260.000 per l'anno 2023”.

Un ammontare importante che potrebbe essere destinato ad altri interventi.

«La possibilità di ottenere un rimborso quando si progetta un impianto ci rasserena solo in parte, per noi non è una bella notizia. Il nostro interesse è quello di vedere realizzate le nostre opere, se meritevoli, e contribuire così alla transizione energetica del nostro Paese. Bisogna accelerare e semplificare l’iter delle procedure autorizzative e lavorare solo sui termini, senza dotare gli uffici di risorse e strumenti per rispettarli, è poco ragionevole», conclude il Presidente di GIS Raffaello Giacchetti.