Per lo shipping italiano, il Green è solo una delle sfide

Settore marittimo italiano sfida della transizione green

Il settore marittimo italiano si trova ad affrontare la sfida della transizione green in un momento di profonda trasformazione. Dal Covid in poi, anche a causa delle tensioni geopolitiche e delle aperte situazioni di conflitto in aree chiave come Ucraina e Mar Rosso, il modello della supply chain globale sta venendo meno. A favore di una regionalizzazione del commercio, con un ripensamento radicale delle rotte e delle catene di approvvigionamento.

La forte attenzione alla sostenibilità trova si incrocia quindi con altri cambiamenti, che amplificano tanto le opportunità quanto i rischi. Le tematiche ESG hanno fatto ormai il loro ingresso nelle normative che guidano le scelte di rinnovamento delle flotte, di investimenti in infrastrutture portuali e, non da ultimo, nei criteri di valutazione dei finanziamenti bancari.

Le priorità del settore

Il Centro Studi SRM, nel suo undicesimo Rapporto Italian Maritime Economy, sottolinea la necessità di migliorare l’efficienza logistica, potenziare l’intermodalità, sviluppare le aree retroportuali e promuovere l’efficientamento degli scali in ottica Green. Per quest’ultimo aspetto serve lavorare sul cold ironing, su infrastrutture per l’accosto di navi GNL, dual fuel o, comunque, alimentate da combustibili alternativi e sulle energie rinnovabili nei porti.

Il trasporto marittimo, nel 2024, emetterà 883 milioni di tonnellate di CO2, il 2,2% delle emissioni globali: un dato in riduzione rispetto agli anni scorsi. L’Unione Europea ha fissato obiettivi ambiziosi: il Fuel EU Maritime, parte del pacchetto Fit for 55, punta sull’adozione di carburanti sostenibili per ridurre le emissioni e sull’estensione del sistema di Emission Trade System per compensare le emissioni delle navi oltre le 5mila tonnellate di stazza lorda. In pratica, “chi inquina paga”.

Si punta sul GNL

Sui carburanti alternativi stanno lavorando sia le flotte sia i porti. Il 6,5% delle navi attualmente in navigazione sono in grado di utilizzare (anche) carburanti o propulsioni alternative. Grazie all’immissione di nuove navi, si prevede di arrivare a una quota del 25% già nel 2030. Il 50,3% degli ordini a luglio 2024, in termini di stazza GT, riguarda navi che usano combustibili alternativi: il 35,9% utilizzano il GNL, il 9,1% il metanolo, seguono LPG con il 2% e ammoniaca con l’1%. La somma delle altre alternative totalizza appena l’1,5%.

E anche i porti si adeguano. Secondo i dati di ESPO (European Sea Port Organisation), negli scali europei sono in corso investimenti in infrastrutture per 80 miliardi di euro e, nel 25% dei casi, si lavora sulla sostenibilità. La possibilità di consentire il bunkeraggio potrebbe essere un vantaggio strategico per i porti, che attireranno così maggiore traffico.

A oggi, 190 porti sono attivi per il bunkeraggio di GNL e altre 83 strutture sono in fase di progettazione o costruzione. Il 70% dei porti, poi, pianifica investimenti per fornire elettricità alle navi, mentre un terzo circa punta sulla produzione di energia rinnovabile.

Rischio boom dei prezzi del carburante

Questo si traduce in costi importanti. Il rapporto di SRM stima, a livello globale, investimenti annui tra gli 8 e i 28 miliardi per decarbonizzare le navi e tra i 28 e i 90 miliardi, sempre ogni anno, per arrivare a il bunkeraggio a emissioni zero entro il 2050. Il rischio è che i costi del carburante (green) decollino con un aumento tra il 70% e il 100%. Anche perché l’Italia, lo ha ricordato l’Arera nella sua audizione al Parlamento lo scorso luglio, ha il primato del costo del GNL nell’Unione Europea.

Alla possibile impennata dei costi, si aggiunge il rischio di concorrenza da parte dei porti europei non-UE. Oltre che l’elevato costo del carburante, a favorire altri scali potrebbe essere il meccanismo di compensazione delle emissioni, che colpisce solo le navi oltre una determinata stazza. Alcuni porti nordafricani di transhipment, in cui cioè la merce non viene scaricata ma spostata da navi grandi a vascelli più piccoli, potrebbero essere favoriti, in quanto non soggetti al pagamento di queste quote.

Edison: primo bunkeraggio GNL nell’Adriatico

Edison ha portato a termine un rifornimento di GNL da nave e nave nel porto di Trieste, la prima nel mare Adriatico. È stata effettuata da Edison utilizzando la nave metaniera Ravenna Knutsen, che dal 2021 approvvigiona il deposito costiero GNL di Ravenna (DIG), che è parte della catena logistica integrata del Gruppo e contribuisce alla decarbonizzazione dei trasporti stradali e marittimi. L’operazione dà avvio a più operazioni di bunkeraggio ship-to-ship nel porto di Trieste per la stagione estiva 2025.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2024 di Energia&Mercato. Se vuoi ricevere Energia&Mercato, puoi abbonarti nel nostro shop.