Una “piccola rivoluzione”. Così il Consiglio Nazionale dei Geologi commenta il provvedimento del Ministero della Transizione Ecologica che disciplina a livello nazionale le procedure per l’utilizzo delle sonde geotermiche per la produzione rinnovabile.
La misura riguarda le sonde fino a 50kW e 80 metri di profondità.
Una sonda geotermica è un impianto per la produzione di energia rinnovabile che funziona attraverso lo scambio di calore con il sottosuolo. Una fonte energetica green e basso impatto che, ora, ha finalmente regole omogenee in tutto il paese.
E che si basa sullo sfruttamento dell’energia generata e conservata all’interno del nostro pianeta.
«Si tratta di una svolta per tutto il settore della geotermia – spiega Arcangelo Francesco Violo, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. Questo perché finora la grande maggioranza delle Regioni non aveva un riferimento preciso. Era, cioè, possibile installare gli impianti, ma in una situazione in cui si navigava al buio su come autorizzarli. Per questo, va anzitutto detto che il decreto del MiTE è positivo perché rappresenta quel segnale che potrà finalmente avviare la ‘filiera della geotermia’ e per farla diventare una risorsa fruibile per i cittadini». La dichiarazione è stata resa a “Il Sole 24 Ore”.
L’articolo riporta anche che per la bassa entalpia la filiera italiana è pronta a sostenere fino a 100mila utenze ogni anno, che potrebbero alleviare i costi energetici per le bollette.