Per raggiungere gli obiettivi della transizione energetica occorre lavorare contemporaneamente su più dimensioni: rinnovabili, infrastrutture di rete e accumuli, verificando la coerenza tra pianificazione e realizzazioni concrete. E con un’idea chiara del mercato dell’energia che verrà
L’Italia e l’Unione Europea hanno fissato obiettivi di decarbonizzazione molto ambiziosi. I target nazionali al 2030 sono declinati nel PNIEC e diventeranno ancora più sfidanti con l’implementazione del Green Deal Europeo, che alza l’asticella rispetto ai precedenti orientamenti europei prevedendo una riduzione delle emissioni di gas serra a livello continentale di almeno il 55% rispetto ai valori del 1990
Moltiplicare il ritmo di crescita
Per l’Italia, questo significa arrivare nei prossimi 8 anni a una capacità addizionale installata di impianti a fonti rinnovabili pari a circa 60/70 GW: se negli ultimi anni il tasso di installazione di nuovi impianti è stato pari a circa 1 GW l’anno, per raggiungere gli obiettivi sarà necessario accelerare con valori compresi tra i 6 GW e gli 8 GW l’anno.
Le rinnovabili a terra non bastano
Ce la possiamo fare? Se ne è parlato all’Italian Renewables Summit 2022, organizzato da IKN Italia. L’ottimismo c’è. Come ha raccontato Luca Marchisio, Responsabile Strategie di Sistema di Terna (la società che gestisce la rete elettrica di trasmissione nazionale, ndr) possiamo contare su alcune tecnologie già mature. Ma non dobbiamo guardare “solo” alle rinnovabili. Servono azioni su diverse dimensioni.
Investimenti nelle reti per abilitare la transizione energetica
La prima riguarda gli interventi infrastrutturali: anche ammesso che la realizzazione dei nuovi impianti a fonti rinnovabili acceleri concretamente, è fondamentale investire nelle infrastrutture di rete, per poter integrare tutta l’energia prodotta dagli impianti green e trasportarla dai punti di produzione, prevalentemente localizzati nel Sud Italia e nelle isole maggiori dove c’è più disponibilità di vento e sole, a quelli di maggior consumo del centro-nord del Paese.
Inoltre, è necessario prevedere uno snellimento delle procedure burocratiche per velocizzare l’autorizzazione delle principali opere ritenute strategiche per l’intero sistema elettrico nazionale e per abilitare l’integrazione di ingenti volumi di rinnovabili. Il Piano di Sviluppo 2021 di Terna, che prevede 18,1 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni, va proprio in questa direzione.
L’inatteso boom al Sud…
Avere iter autorizzativi più snelli è auspicabile anche nel caso della realizzazione di impianti di produzione rinnovabile. Ma non solo: c’è un tema di distribuzione geografica. Terna, infatti, ha riscontrato una sostanziale differenza tra i volumi previsti dal PNIEC, che prevedeva di realizzare circa la metà della nuova potenza rinnovabile nel Centro-Nord Italia, e le effettive richieste di connessione, che sono per la maggior parte localizzate nelle regioni del Sud e in particolar modo in Sicilia.
… e la capacità di connessione
Il caso della Sicilia è emblematico: attualmente ci sono richieste di connessione di impianti rinnovabili alla rete di trasmissione nazionale che superano di gran lunga l’attuale capacità di scambio elettrico dell’isola con la rete continentale.
Opportuno mix tecnologico, sia a livello di fonte che di scala
Oltre alla localizzazione delle FER, altrettanto strategica è la scelta del mix di fonti. L’Italia punta soprattutto sul fotovoltaico, risorsa chiave per la trasformazione energetica del Paese. È necessario, quindi, definire un mix ottimale sia a livello di scala (ad oggi il costo per realizzare e manutenere un’installazione fotovoltaica domestica, sul tetto di casa, resta molto superiore a quello di un impianto utility scale) che di fonte, tenendo in considerazione l’interessante complementarità stagionale con l’eolico.
Pensare oggi agli accumuli di domani
In generale, nei prossimi anni le necessità di flessibilità giornaliera aumenteranno molto: bisognerà gestire la cosiddetta overgeneration e ridurre le congestioni di rete. Le tecnologie di accumulo elettrico oggi mature sono due: i pompaggi e gli accumuli elettrochimici. Il ruolo di tali risorse sarà fondamentale ed è per questo che bisogna puntare al loro sviluppo integrato: i segnali giusti stanno arrivando, il d.lgs. 210/2021 prevede, infatti, un sistema di approvvigionamento a lungo termine basato su aste concorrenziali per capacità di nuova realizzazione.
Evoluzione dei mercati e ampliamento partecipazione alla fornitura dei servizi di flessibilità per il sistema
Infine, per un allineamento tra effettivo sviluppo dei mercati e scenari energetici, occorre sviluppare un ‘market design’, per integrare in modo ottimale mercati a termine e mercati a pronti, sia per i mercati dell’energia che per i mercati dei servizi. Fondamentale sarà anche l’ampliamento della partecipazione alla fornitura di servizi di flessibilità da parte di “nuove” risorse, come veicoli elettrici, rinnovabili e risorse distribuite. Su questo, Terna ha già avviato una serie di importanti progetti pilota che andranno avanti anche nei prossimi anni
Non c’è tempo: occorre agire subito
In conclusione, i target di decarbonizzazione, perlomeno in orizzonte 2030, sono raggiungibili. Lo sforzo, però, è enorme e prolungato nel tempo ed è perciò indispensabile una programmazione coordinata a livello temporale e geografico delle risorse chiave per indirizzare gli investimenti degli operatori in modo coerente rispetto a quanto pianificato. Questa trasformazione può rappresentare una grande opportunità per la competitività del nostro Paese: in questo scenario l’Italia vedrebbe non solo drasticamente ridotta la propria dipendenza energetica dall’estero ma potrebbe anche raggiungere livelli molto competitivi del costo dell’energia grazie alla grande disponibilità di sole e vento.
Modelli di produzione da reinventare
Impianti per autoconsumo da un lato, utility scale dall’altro: la dicotomia tra questi due modelli di produzione può essere superata dall’emergere delle comunità energetiche, che possono potenzialmente portare le opportunità della transizione energetica sul territorio e tra i cittadini. Ma sul mercato ci deve essere spazio anche per altri modelli, come, ad esempio, i PPA su territori e comunità circoscritti.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2022 di Energia&Mercato