Comunità Energetiche Rinnovabili: le reazioni al taglio dei fondi PNRR

CER taglio fondi PNRR

Il governo italiano ha annunciato una significativa riduzione dei fondi destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

La dotazione finanziaria è passata da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, con un taglio del 64%, suscitando preoccupazione e incertezza tra gli operatori del settore e le comunità locali.

La revisione del PNRR, approvata dalla Commissione Europea, ha comportato una rimodulazione di diverse misure, tra cui quella dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili.

La dotazione finanziaria è stata drasticamente ridotta, passando da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro. Questa decisione, comunicata dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), arriva in un momento in cui le richieste di contributo pervenute al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) hanno già superato la nuova capienza, raggiungendo gli 864,6 milioni di euro al 23 novembre 2025.

Conseguenze per i progetti e gli operatori

La riduzione dei fondi crea una situazione paradossale: molte iniziative, già in fase avanzata di progettazione e con investimenti sostenuti, rischiano di non accedere al contributo.

Il MASE ha chiarito che i progetti valutati positivamente ma non finanziati per esaurimento delle risorse verranno considerati "idonei" per eventuali scorrimenti futuri. Tuttavia, questa prospettiva non mitiga l'incertezza immediata per gli operatori, che vedono compromessi i loro piani industriali e la bancabilità dei progetti, poiché il contributo a fondo perduto era spesso fondamentale per ottenere finanziamenti bancari.

Motivazioni e tempistiche

Il governo giustifica la rimodulazione con la necessità di rispettare le stringenti scadenze europee di rendicontazione del PNRR (entro il 30 giugno 2026 per la conclusione dei lavori). Si punta a concentrare le risorse su misure con un assorbimento più rapido.

Tuttavia, il settore evidenzia come i ritardi nell'avvio delle procedure e la complessità normativa abbiano contribuito a questa situazione, rendendo difficile il rispetto delle tempistiche per molti progetti.

Prospettive future

Il MASE si impegna a fornire ulteriori indicazioni operative dopo l'approvazione formale della revisione del PNRR e l'adozione dei relativi atti normativi. Si apre ora una fase di attesa per comprendere come verranno gestiti i progetti "idonei" e se saranno previste integrazioni finanziarie future per sostenere le Comunità Energetiche Rinnovabili, pilastro fondamentale per la decentralizzazione energetica e la transizione ecologica.

Critiche e reazioni dal settore

La decisione ha suscitato forti reazioni. Associazioni come Italia Solare e PuntoCER hanno espresso preoccupazione per il caos generato, l'assenza di comunicazioni chiare e il rischio di vanificare gli sforzi compiuti.

Anche alcune regioni, come l'Umbria, hanno lamentato una riduzione retroattiva dei fondi destinati al territorio e l'introduzione di nuovi vincoli normativi che complicano ulteriormente la realizzazione dei progetti. Le opposizioni parlamentari hanno definito l'atto "grave" e "incomprensibile", mettendo a rischio gli obiettivi di transizione energetica del Paese.

Italia Solare, ad esempio, ha espresso "forte preoccupazione e disappunto" per l'entità del taglio e anche per le sue modalità: pochi giorni prima del 30 novembre, scadenza del banco relativo alle CER.

«Si tratta di una modifica di portata enorme, comunicata senza un’adeguata informazione pubblica e senza una guida operativa per chi sta completando le pratiche. È essenziale spiegare come sia possibile che oltre 1,4 miliardi siano stati improvvisamente esclusi dal perimetro delle CER», commenta Paolo Rocco Viscontini, Presidente di ITALIA SOLARE.

L'associazione segnala molte segnalazioni di operatori, Comune e potenziali membri di CER, preoccupate per pratiche che erano in fase di caricamento o completamento in vista della scadenza di fine novembre 2025. Tutti questi progetti non sanno se riusciranno ad accedere ai contributi.

«La riduzione del budget CER — afferma Paolo Rocco Viscontini — sta compromettendo la credibilità di un percorso su cui famiglie, imprese e amministrazioni locali avevano riposto fiducia. Non possiamo permettere che migliaia di progetti restino sospesi per mancanza di informazioni e per un improvviso cambio di scenario. A pochi giorni dalla chiusura del bando non è accettabile introdurre un taglio di questa portata. Occorre certezza, trasparenza e rispetto degli impegni presi con cittadini e imprese».
«Il drastico ridimensionamento (-64%) dei fondi PNRR destinati alle CER, da 2,2 mld a 795,5 milioni, costituisce un duro colpo per chi aveva puntato su questo strumento per promuovere energia condivisa, sostenibilità e sviluppo locale: reti di imprese, cittadini e amministrazioni che avevano investito tempo, risorse e fiducia negli incentivi - aggiunge Vito ZongoliManaging Director di SENEC Italia. La comunicazione del taglio, resa nota senza un adeguato preavviso né una chiara spiegazione delle motivazioni, ha generato sconcerto e incertezza tra operatori ed enti locali. Molti progetti già in fase avanzata, con preventivi, piani e investimenti, rischiano ora di restare senza copertura finanziaria, con gravi ripercussioni sul futuro degli impianti e sulla fiducia in un modello partecipato. È il momento di chiedere trasparenza e certezze su chi potrà accedere ai fondi residui, su quali criteri di priorità verranno adottati e su quali meccanismi di tutela siano stati predisposti per chi in questi progetti ci ha già investito. La transizione energetica non può essere messa in crisi da cambiamenti di questa portata, soprattutto se gestiti senza un confronto chiaro con i territori e gli operatori».