Le 100 maggiori utility italiane valgono oltre 150 miliardi di euro, generando l’8,5% del Pil nazionale e promuovendo quasi 11 miliardi di investimenti, trainati dal titanico impegno nel rinnovamento di impianti e reti e cresciuti del 50% rispetto al 2019.
Questi, in estrema sintesi, i risultati dallo studio “Le performance delle utility italiane. Analisi delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti”, presentato ieri a Milano nel contesto di Top Utility, il convegno annuale nel quale Althesys e Utilitalia presentano la fotografia del settore utility italiano.
Innovare e migliorare nell’incertezza
«Le trasformazioni del comparto proseguono sulla spinta di iniziative politiche e tecnologiche mirate all’elettrificazione dei consumi e alla circolarità dell’economia. Si tratta di macro-trend che impattano su un tessuto industriale piuttosto diversificato, in cui coesistono grandi gruppi energetici, multiutility, piccole e medie realtà locali concentrate su pochi settori. Uno sguardo d’insieme alle performance dei servizi delle Top100 conferma la tendenza di fondo al miglioramento, già emersa nelle precedenti edizioni, nei settori ambientali (acqua e rifiuti) e la sostanziale stabilità in quelli energetici. Nonostante la resilienza e la capacità di adattamento degli operatori, il quadro rimane tuttavia incerto e i rischi geopolitici incombenti sono ancora elevati», afferma Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e responsabile del team di ricerca.
Reattive nell’emergenza e resilienti
«Tra pandemia, crisi energetica e siccità, negli ultimi tre anni le utility si sono trovate ad affrontare una serie di situazioni emergenziali che hanno rappresentato sfide enormi per il comparto. Ciò nonostante, le imprese non si sono limitate a garantire la continuità dei servizi e ad attivare tutte le azioni volte a minimizzare i disagi e la minore esposizione possibile a carico dei cittadini, ma hanno continuato a sviluppare progetti fondamentali per supportare la transizione ecologica del Paese. Questo grazie a un continuo incremento degli investimenti e a una spinta sempre più decisa verso l’innovazione, due fra i principali assi lungo i quali si muovono le imprese dei servizi pubblici, a testimonianza della centralità del comparto nel percorso dell’Italia verso la transizione», osserva Filippo Brandolini, presidente di Utilitalia.
Pochi i grandi player energetici: 15 sopra il miliardo
Nel 2021, le 100 maggiori utility attive in Italia nei settori energia elettrica, gas, servizio idrico e gestione rifiuti urbani sono cresciute del 18,6% rispetto ai livelli del 2019, generando un valore complessivo di circa 152 miliardi di euro. E se nel pre-covid la cifra rappresentava il 7,1% del Pil, oggi la quota è pari all’8,5% della ricchezza prodotta nel nostro Paese.
Tra le prime 100 imprese del settore, 35 sono monoutility idriche, 26 sono multiutility, 23 sono attive nei servizi ambientali. 7 sono impegnate solo nella distribuzione o vendita di gas. I grandi player energetici nazionali e internazionali sono pochi: solo 15 imprese superano il miliardo di euro di ricavi, mentre 56 sono sotto i 100 milioni e hanno una spiccata vocazione territoriale. Le 100 maggiori aziende nel complesso coprono una parte consistente dei relativi mercati: la quasi totalità delle vendite di elettricità, il 63% dei volumi di gas, il 67% dell'acqua e il 43% dei rifiuti urbani raccolti.
Crescono tutti i comparti
Nel 2021 tutti i comparti sono cresciuti sensibilmente rispetto all’anno precedente, superando i valori della produzione pre-pandemica del 2019: le multiutility sono cresciute del 46%, le monoutility del gas hanno segnato +21%, quelle dell’energia elettrica +17%. In crescita anche le aziende dei rifiuti (+8%) e quelle idriche (+3%). La redditività rispetto alle vendite è più marcata nell’idrico (9,3%), che è secondo alle monoutility del gas (11,9%). Poco al di sotto si attestano il settore elettrico (7,4%) e le multiutility (6,5%).
L’indagine rileva un generale mantenimento di margini apprezzabili, ma con differenze tra i vari settori: mentre gas e rifiuti mostrano un rapporto ebitda-ricavi in aumento rispetto ai livelli prepandemici, (+16,2% e +10,7%), le multiutility restano stabili, mentre calano le imprese elettriche (-3,9%) e le aziende del sistema idrico (-1,5%).
Aumentano fortemente gli investimenti e cala leggermente il rapporto con il fatturato, che passa dal 7,1% del 2019 al 6,6%, per via degli straordinari aumenti dei prezzi energetici che hanno avuto impatto specialmente sul settore elettrico, dove il rapporto cala dal 4,6% del 2019 al 3,8% del 2021. Cresce, invece, per tutti gli altri comparti, incluso quello del gas che sale dall’11,4% al 13,7%.
Massicci investimenti in tecnologia
Innovazione, digitalizzazione e cybersecurity trainano gli investimenti delle top utility italiane: sistemi di misura e interazione avanzati, tecnologie per le comunità energetiche, servizi di assistenza digitalizzati e intelligenza artificiale rispondono a un mercato sempre più complesso ed esigente.
E ancora, sistemi intelligenti basati sull’IoT, sulla realtà aumentata e su una sensoristica sofisticata miglioreranno la gestione e manutenzione dei processi operativi e delle infrastrutture. Quasi tutte le utility hanno progetti per la digitalizzazione dei processi aziendali e dei rapporti con i clienti.
L’81% delle imprese protagoniste della ricerca prevede per il prossimo triennio maggiori investimenti nel digitale e nella sicurezza informatica (62%).
In crescita anche ricerca e sviluppo
Cresce anche l’importanza di ricerca e sviluppo, confermata dalle risorse impegnate. Le Top100 con una struttura interna dedicata alla ricerca passano dal 48% al 61% in due anni.
Aumentano le collaborazioni con università e centri di ricerca, che coinvolgono l’84% delle aziende (nel 2019 erano il 70%).
Crescono del 3% le spese annue per ricerca e innovazione, che passano da 108 a 111 milioni di euro, e aumenta anche il numero di brevetti: 61 nell’ultimo anno rilevato, mentre nel 2019 erano stati 58.
Sostenibilità, inclusione e formazione
La transizione ecologica e la sensibilità verso i temi sociali sono da tempo al centro delle strategie delle top utility.
Quasi tutte adottano certificazioni ISO 9001 e 14001 e crescono quelle che redigono il rapporto di sostenibilità (74% nel 2021). Guadagnano poi terreno le politiche per la diversità e l'inclusione ma un ulteriore sforzo è necessario.
L’attenzione alle risorse umane, da sempre un fattore chiave nelle utility, diventa ancora più rilevante nell’attuale fase di trasformazione: le aziende, per esempio, offrono formazione alla quasi totalità dei dipendenti (93%).