Le utility alla sfida della transizione green

Luca Solfaroli Camillocci, Amministratore Unico di Enel Green Power Italia, Salvatore Pinto, Presidente di Axpo Italia, Cristian Fabbri, CEO di Hera Comm, Giuseppe Bergesio, CEO di iren Energia

Guidare i clienti nella comprensione del cambiamento in atto e lavorare per fornire energia da fonte rinnovabile. Le utilities guardano al trend dell’elettrificazione green con un mix di azioni. E con la consapevolezza che la transizione è un’occasione per l’intera filiera nazionale

Coinvolgere i territori, lavorare sulle tecnologie chiave per il futuro dell’energia, assistere il cliente, impresa o famiglia che sia, nel proprio percorso verso una maggiore sostenibilità. Sono alcuni dei ruoli che le utility immaginano per se stesse nella transizione green dei prossimi anni, emersi in una tavola rotonda durante l’Italian Renewables Summit 2022 organizzato da IKN.

Agire con forza, tutti insieme, per raggiungere gli obiettivi certo sfidanti del PNIEC e del Fit for 55 è, d’altronde, la migliore risposta all’attuale aumento dei prezzi dell’energia. Se avessimo già raggiunto oggi gli obiettivi che ci siamo dati, l’importo medio delle bollette sarebbe più basso del 40% circa. E la crisi di oggi, in fondo, è anche la conseguenza di tutto ciò che non è stato fatto negli scorsi anni.

Il trend dell’elettrificazione

La certezza è che da qui al 2040 proseguirà il trend dell’elettrificazione, con una crescita dei consumi e della produzione rinnovabile. Come ha spiegato Luca Solfaroli Camillocci, Amministratore Unico di Enel Green Power Italia «Per i clienti ci sono benefici in termini di energia pulita, conveniente e di qualità. Il coinvolgimento del territorio è un aspetto fondamentale: come Enel Green Power Italia abbiamo iniziative di sostenibilità per creare opportunità sul territorio.

Nel piano industriale sono previsti 1.000 MW aggiuntivi di nuova capacità rinnovabile nel prossimo triennio ed una pipeline di progetti in iter autorizzativo per oltre 5.000 MW. I tempi di autorizzazione dei nuovi impianti, in Italia, sono purtroppo molto più lunghi che in altri Paesi europei».

L’ondata tecnologica del green

Ed è necessario confrontarsi anche con le voci critiche alla grande attenzione che Italia ed Europa stanno dando alla transizione green. Che accusano il vecchio continente di farsi carico di questo sforzo anche per il resto del mondo. Perché, come ha fatto notare Salvatore Pinto, Presidente di Axpo Italia, «il nostro continente emette solo l’8% della CO2 globale, eppure ha fatto scelte che gravano sui costi delle imprese, come i certificati. Ci troviamo di fronte a un’ondata di innovazione tecnologica importante, legata alle tecnologie energetiche del futuro: l’Europa ha perso tutte le occasioni precedenti e deve cavalcare la transizione green per creare occupazione e sviluppo grazie all’innovazione».

A proposito di tecnologie: come in ogni fase di cambiamento, ci sono diverse alternative in concorrenza tra loro, che andranno investigate e sfruttate. «Ma gli obiettivi del PNIEC sono così ambiziosi – ha proseguito Pinto – che per coglierli dobbiamo lavorare su più fronti contemporaneamente: fotovoltaico, idroelettrico, eolico, idrogeno, gas, geotermia e altre».

Spiegare il mercato ai clienti

Servirà anche guidare i clienti nella comprensione di come sta cambiando il mercato. Pensiamo ai PPA, che permettono oggi ad alcune aziende di proteggersi dall’aumento dei costi dell’energia. Ma anche alle famiglie e ai privati, su cui oggi stanno lavorando in molti. «Stiamo supportando i nostri clienti a sviluppare impianti fotovoltaici – ha raccontato Cristian Fabbri, CEO di Hera Comm. Ci aspettiamo che il fenomeno triplichi nei prossimi anni, insieme allo sviluppo delle comunità energetiche. Molti clienti vogliono avviare un percorso di decarbonizzazione ma si scontrano con difficoltà operative e realizzative: è compito di una utility aiutarli a superarle».

Nello specifico dei clienti industriali, poi, il tema della produzione di energia da fonte rinnovabile si incontra con l’economia circolare: «c’è molta voglia di tecnologie e sistemi non solo per migliorare l’efficienza energetica, ma anche per aumentare la circolarità dei processi produttivi – ha spiegato Fabbri. E ottimizzare così l’intera filiera».

Più impianti per rispondere alla domanda

Sono tematiche di medio e lungo termine a cui guarda con interesse anche Iren. «Nel caso dei PPA c’è certamente domanda da parte dei clienti, ma ci vogliono anche gli impianti per soddisfarla – ha osservato Giuseppe Bergesio, CEO di iren Energia. E non mancano le richieste di costruire un impianto ad hoc: questa fase di prezzi in rialzo sta insegnando alle aziende l’importanza di un PPA per stabilizzare il costo dell’energia».

Una filiera nazionale

Iren pianifica di fornire entro il 2030 solo energia green ai clienti residenziali e a quelli business, passando da 0,6 GW a 2,8 GW di potenza rinnovabile. «D’altronde, siamo presenti da inizio ‘900 nelle rinnovabili convenzionali, come l’idroelettrico – ha precisato Bergesio – mentre svilupperemo 2,2 GW investendo in impianti equamente distribuiti sul territorio italiano, il 30% eolici e il 70% fotovoltaici. Servirebbe sicuramente un approccio anche regolatorio che abbracci l’intera filiera produttiva: c’è molto spazio per creare un’industria nazionale, che realizzi in Italia tutta la componentistica necessaria allo sviluppo dell’energia rinnovabile».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2022 di Energia&Mercato